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SISTEMI
DI PRESSURIZZAZIONE IDRICA
Si sa che la pressione idrica nella rete pubblica non sempre è sufficiente a garantire la regolare erogazione d’acqua dagli apparecchi. I disagi più gravi si manifestano soprattutto nei periodi di maggiore utilizzo, quando la grande richiesta d’acqua determina un notevole abbassamento della pressione di alimentazione.
D’altra
parte, anche in condizioni ordinarie,
è probabile che già dal 4° 5° piano, si possa avere una scarsa
erogazione d’acqua.
Per
superare questo limite, è quindi necessario installare un impianto di
sopraelevazione idrica che, in funzione delle specifiche esigenze
dell’utenza, può essere scelto tra i seguenti 2 tipi:
-
gruppo
di sollevamento con pompa e serbatoio autoclave a cuscino d’aria,
indicato per medie e grosse utenze;
-
gruppo
di sollevamento con pompe e serbatoi di espansione a membrana, adatto per
le utenze medio-piccole.
La
classificazione tiene conto dell’aspetto economico e delle esigenze di
praticità d’installazione in rapporto anche agli spazi disponibili.
In
realtà, la suddivisione non è così rigida e non esistono di fatto
controindicazioni particolari che scoraggino l’installazione di un
sistema senza autoclave, anche presso una grossa utenza.
Criteri
di scelta.
Per
individuare il gruppo di pressurizzazione più adatto, è fondamentale
disporre di tutti i dati utili relativi alle caratteristiche
dell’edificio da servire, in modo che si possa eseguire una stima del
fabbisogno idrico, quanto più reale possibile.
I
due valori fondamentali da stabilire sono: la portata istantanea Q
richiesta (in l/min. o in l/h) e la pressione minima di mandata Hm (in
mH2O o kPa) che il gruppo dovrà fornire.
La
portata.
Per
determinare il valore della portata istantanea Q esistono vari metodi di
calcolo che, partendo da ipotesi differenti, permettono di ottenere valori
abbastanza precisi della quantità d’acqua, massima richiesta nei minuti
di punta.
Tra
i diversi sistemi di calcolo disponibili, quelli maggiormente impiegati
sono i seguenti:
1)
calcolo
della probabilità di funzionamento contemporaneo degli apparecchi;
2)
calcolo
sul numero di apparecchi sanitari ed elettrodomestici installati;
3)
calcolo
basato sul numero di persone che usufruiscono dell’impianto di
sollevamento.
Senza
entrare nel merito del calcolo, per ognuno dei 3 sistemi, riportiamo un
esempio riferito al terzo metodo, che si sviluppa in maniera meno
articolata e fornisce dati più realistici. Considerando un edificio con 80 persone e ipotizzando, secondo una stima ampiamente confermata, che ogni persona consumi al giorno (media giornaliera annua) 180 litri e che il consumo medio giornaliero nel mese di massimo consumo sia pari a: 1,2 x 180 = 216 litri si può stabilire con buona approssimazione che il consumo massimo giornaliero nello stesso mese sia: 1,2 x 216 = 259 litri. Secondo le medesime stime, e in base all’esperienza, si può inoltre considerare che il consumo massimo orario nell’ora di punto (dalle 11 alle 12) sia superiore di circa il 50% del valore appena calcolato: 1,5 x 259/24 = 16,18 l/h. Dovendo però conoscere il consumo massimo di acqua durante il periodo di intervento della pompa che, per 10 periodi in 1 ora, corrispondono al massimo a 6 minuti, e ipotizzando che, per appartamenti ad uso abitazione il consumo massimo assoluto nei 6 minuti di punta sia circa 5 volte superiore al valore sopra calcolato,avremo: (16,18 x 5/60 min) = 1,348 l/min. per persona il che significa 80 x 1,348 =108 l/min. Come si può vedere, i calcoli vengono svolti partendo da ipotesi e dati statistici, non potendo, com’è ovvio, disporre di valori assoluti. Il procedimento analizzato, meno artificioso di quanto possa sembrare è inoltre utile come confronto, nel caso di disponesse di grafici e tabelle pratiche di selezione, in genere forniti dai costruttori di sistemi di pressurizzazione idrica. Nel caso invece fossero noti i valori di portata calcolati per il dimensionamento delle tubazioni, si frammenta che questi rappresentano il consumo di punta anche di pochi secondi e non possono quindi essere utilizzati per il calcolo del gruppo pompe, per il quale si dovranno considerare i consumi riferiti ad un certo tempo. Se, ad esempio, è stata calcolata una portata ai lavandini, in contemporanea funzione, pari a 1,4 l/min. si dovrà moltiplicare questo valore per il rapporto tra la durata media in minuti delle erogazioni considerate (per lavandini = 2 minuti) e i minuti di funzionamento delle pompe. Il pratica sarà: Q = 1,4 x 2/6 = 0,466 l/min.
La
prevalenza. Il calcolo della pressione minima che il gruppo di sollevamento dovrà fornire è senz’altro più immediato ed intuitivo rispetto a quanto visto per la portata. La pressione minima di esercizio Hm è così ottenuta: Hm = He + Pe + Hr
Dove
He
= altezza massima dell’edificio (m);
Pe
= pressione minima necessaria per il regolare funzionamento delle utenze
più sfavorite (m.c.a.);
Hr
= perdite di carico totali nel tratto di distribuzione più sfavorito
(m.c.a.).
Il
termine Pe non sempre è di immediata individuazione e se non sono note le
caratteristiche precise degli apparecchi da servire, si corre il rischio
che l’acqua, pur raggiungendo le utenze più sfavorite dell’edificio,
non abbia una pressione sufficiente a garantire la normale portata.
Prendendo
ad esempio un fabbricato di 6 piani, nel quale le utenze più sfavorite,
costituite da flussostati, siano ad una quota di 23 metri rispetto
all’asse delle pompe o rispetto al livello dell’acqua nell’autoclave
e ipotizzando che la perdita di carico delle tubazioni sia di 2 mH2O e che
i flussostati per erogare la giusta portata richiedano una pressione a
monte pari a 6 mH2O, la pressione minima di esercizio dell’impianto sarà:
Hm = (23 +2 +6) = 31 mH2O
Impianto
con Autoclave.
E’
il sistema sicuramente più noto e probabilmente ancora il più
utilizzato. L’impianto è essenzialmente costituito da un serbatoio
chiuso, all’interno del quale una parte di volume viene occupata
dall’acqua e la rimanente parte da aria che deve essere periodicamente
immessa da un compressore o da un alimentatore d’aria.
La
pompa, facendo affluire l’acqua all’interno del serbatoio, comprime
verso l’alto il cuscino d’aria, chiuso finchè non viene raggiunta la
pressione massima di esercizio voluta, che determinerà l’intervento del
presso stato di blocco della pompa.
Prelevando
acqua dalla rete, si avrà un abbassamento del livello
nell’autoclave e la conseguente espansione dell’aria compressa,
fintanto che, raggiunta la pressione minima impostata (Hm), il presso
stato chiuderà il circuito e farà ripartire la pompa.
Il
dimensionamento dell’impianto comprende il calcolo della capacità utile
dell’autoclave (Vu) e della portata dell’acqua erogata dalla pompa (Qv),
nel periodo di tempo che intercorre fra ogni attacco e lo stacco
successivo.
Per
limitare il numero di interventi delle pompe, si può intervenire
aumentando la capacità dell’autoclave o la portata delle pompe. Un buon
compromesso tra l’ingombro dell’autoclave, con relativi costi, e la
potenza delle pompe installate, può essere tradotto nella seguente
formula pratica: Qv = 30 x Q/Sc
Dove:
Q
è la portata della pompa in litri al minuto, pari al consumo assoluto
d’acqua nell’impianto;
Sc
è il numero massimo di interventi orari;
mentre
per calcolare il volume dell’autoclave (Vu) può essere utilizzata la
seguente formula:
Vu
= Qv x (P1 + 1) / (P1 – P2)
dove :
P1
corrisponde alla pressione di disinserimento della pompa, in pratica la
pressione massima ammessa nella rete di distribuzione ;
P2
è la pressione di inserimento della pompa, cioè la pressione minima per
il regolare funzionamento degli apparecchi.
A
questo punto si conoscono tutti i dati necessari per il dimensionamento
dell’autoclave.
Proseguendo
il calcolo del sistema di pressurizzazione per l’edificio considerato in
precedenza e riassumendo i dati, avremo:
-
portata massima dell’impianto Q = 108 l/min;
-
pressione massima di esercizio per non danneggiare gli apparecchi
serviti P1 = 45 mH2O;
-
pressione minima di esercizio per il regolare funzionamento delle
utenze P2 = 31 mH2O.
Fissando
par a 10 il numero di interventi orari delle pompe (Sc), il volume netto
dell’autoclave sarà:
Vu=
30 x Q/Sc x (P1 + 1) / (P1 – P2) =
30 x 108/10 x
(4,5 + 1) / (4,5 – 3,1) =
1273 litri
Il
controllo del volume d’aria.
Tutte
le considerazioni fin qui fatte e il relativo esempio di calcolo, partono
dal presupposto che l’autoclave sia provvista di un sistema per il
controllo e il ripristino automatico dell’aria.
Se
così non fosse, il volume dell’autoclave risulterebbe notevolmente
maggiore, così pure i costi dei acquisto e di esercizio.
Per
questo motivo le autoclavi sono tutte corredate di compressori o
alimentatori d’aria che mantengono la pressione d’aria nel serbatoio
alla pressione minia P2, evitando un inutile lavoro di compressione da
parte delle pompe.
Contribuiscono
inoltre a migliorare il servizio integrando l’aria che viene
inevitabilmente assorbita dall’acqua in movimento, senza per questo
dover svuotare il serbatoio e riempilo nuovamente di aria.
Esistono
infine alcuni modelli autoclave con membrana che non richiedono alcun
sistema di alimentazione dell’aria, ma solamente i normali controlli
della pressione di carico, come per i comuni vasi di espansione.
Il
volume utile del serbatoio varia in genere da 200 a 500 litri e ciò li
rende particolarmente indicati per le piccole utenze
Gruppi
di sollevamento senza autoclave.
Sono
sistemi senz’altro meno ingombranti dei precedenti e proprio per questa
caratteristiche vengono preferiti agli impianti con autoclave in molte
applicazioni.
Il
sistema comprende due o più pompe centrifughe in parallelo e serbatoi di
espansione a membrana di piccole capacità che fungono da polmone.
La
pressione in rete viene mantenuta praticamente costante dalle pompe che si
avviano in sequenza, seguendo le richieste dell’utenza secondo la
taratura dei relativi presso stati.
Per
far si che il numero degli interventi orari sia limitato al minimo, è
importante che le pompe vengano scelte in modo che alla portata massima
fornita corrisponda la pressione minima richiesta dall’utenza.
Si
evita così che la pressione massima di esercizio venga raggiunta in tempi
troppo rapidi, con il conseguente attacca e stacca del pressostato, che
comporta alcuni inconvenienti non trascurabili, quali: l’usura ai
contatti, consumi di energia notevole dovuta agli spunti, rumorosità,
etc.
Alcuni
tipi di elettropompe sono equipaggiati con convertitori statici di
frequenza che consentono la modulazione della velocità del motore.
Quando
la prima pompa raggiunge la velocità massima prevista, si avvia la
seconda pompa, partendo dal numero di giri minimo. Dopo un numero di ore
prestabilito, viene automaticamente invertito l’ordine di avviamento.
Necessità
consumi.
Per
entrambi i sistemi visti, è spesso indispensabile prevedere un serbatoio
di prima raccolta che compensi le punte di consumo non nocesse
dall’allacciamento diretto con l’acquedotto che metta al riparo da
temporanee interruzioni dell’alimentazione.
Il
serbatoio avrà una capacità diversa a secondo che debba servire di
riserva o da compenso.
Nel
primo caso viene dimensionato con una capacità pari alla quantità di
acqua che deve essere erogata nel tempo di possibile mancanza di
alimentazione.
Il
calcolo può essere fatto su basi statistiche, scegliendo
cautelativamente, se non esistono particolari problemi di spazio una
riserva di capacità pari al consumo medio giornaliero.
Se
invece il serbatoio serve solamente a compensare la portata istantanea
della rete (è il classico caso delle grandi utenze che nelle ore di punta
richiedono notevoli portate, che l’acquedotto non può erogare), è
sufficiente che la capacità sia parti a circa 1/3 del consumo
giornaliero.
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© 2005 Volpe & Moschin snc. - ultimo aggiornamento 01.11.2005